Nasce l’infermiere autista di automedica

Sembra che i tagli alla sanità siano finalmente finiti (lo ha annunciato a più riprese il ministro Speranza), sembra che tutti amino gli infermieri italiani (VEDI) e sembra che la giovane professione infermieristica, in questi anni, sarà interessata da inevitabili passi in avanti (VEDI).

Passi in avanti? Urgono riconoscimenti

Già, “sembra”. Perché i riconoscimenti, quelli veri, quelli promessi per tutta la pandemia e con le lacrime agli occhi da chi di dovere, nella realtà dei fatti stentano ad arrivare.

Tanto che si riesce a parlare di conquiste solo quando gli infermieri assunti come precari e lanciati in prima linea nell’emergenza Covid, non vengono accompagnati alla porta alla fine del loro contratto grazie a combattuti rinnovi o a sacrosante stabilizzazioni.

Nuove e ridicole mansioni 

E c’è addirittura chi, nelle aziende sanitarie italiane, svegliandosi al mattino (speriamo almeno di buon’ora), inventa nuove e pittoresche mansioni da affibbiare al personale infermieristico.

Così dopo l’infermiere steward (VEDI), l’infermiere controllore (VEDI), l’infermiere sceriffo (VEDI) e l’infermiere adibito alla raccolta dei calcinacci (VEDI), è arrivato anche l’infermiere autista.

Dal primo novembre, infatti, presso il pronto soccorso dell’ospedale di Bassano, è partita una singolare sperimentazione avallata dalla direzione generale dell’ospedale e che il sindacato Nursind definisce “bizzarra”: gli infermieri, anziché dedicarsi in toto all’assistenza diretta ai pazienti, guideranno anche l’auto medica. 


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Il comunicato di Nursind e OPI Vicenza

Come denunciato dal segretario provinciale del Nursind di Vicenza, Andrea Gregori e dal presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia di Vicenza, Federico Pegoraro in un comunicato congiunto: “La direzione generale dell’Ulss 7 Pedemontana pensa, con alcune semplici direttive, di stravolgere il senso e la finalità della figura dell’infermiere.

La sperimentazione adottata, infatti, prevede che ci sia alla guida dell’automedica un infermiere, privo di qualsiasi titolarità ed esperienza necessaria per condurre un mezzo di soccorso avanzato”.

Mancano gli infermieri? Mettiamoli a fare gli autisti

“La conduzione di questi veicoli è riservata al profilo dell’autista soccorritore, tanto che nei bandi regionali, per tale profilo sono elencate caratteristiche ben precise che il candidato deve possedere. Non ultimo, un’esperienza di almeno cinque anni nella guida dei mezzi di soccorso presso pubbliche amministrazioni o aziende private e non come volontario” seguitano Gregori e Pegoraro.

“Stupisce che in un momento in cui c’è una disperata carenza di personale infermieristico da adibire ai compiti per i quali è stato formato, in primis l’assistenza, la dirigenza dell’Ulss 7 si inventi, al contrario, di dirottarlo alla guida di un automedica”.

Risparmio di spesa

Gregori, analizzando la situazione dal punto di vista sindacale, aggiunge: “Al di là delle dichiarazioni formali giunte alle organizzazioni sindacali, non risulta che l’Ulss 7 Pedemontana abbia posto in essere specifici corsi di guida operativa. La decisione assunta, pertanto, mira solo ad un risparmio di spesa, che si attesta oltre i 100mila euro annui, come recentemente dichiarato dall’Azienda sanitaria bassanese”.

Sperimentazione pericolosa

“L’infermiere teoricamente adibito alla guida dell’automezzo presta servizio attivo al pronto soccorso con un turno di 12 ore, dove garantisce le prestazioni ambulatoriali, mentre l’autista soccorritore è chiamato a garantire una guida sicura e lucida, cosa che un infermiere in servizio attivo non può certamente assicurare svolgendo contemporaneamente attività che richiedono alta attenzione e prestazione. Tale politica, quindi, appare irrispettosa sia della popolazione che si va ad assistere, sia dei professionisti dirottati verso compiti che non sono propri”.

Un freno alla crescita dell’infermiere

Per i rappresentanti di Nursind e OPI “è evidente che l’Ulss 7 Pedemontana intende porre un freno agli infermieri che ambiscano ad uno sviluppo professionale in linea con i tempi e le normative. Ed è per tutti questi motivi che è stato proclamato lo stato di agitazione del personale del pronto soccorso, con richiesta di conciliazione presso la Prefettura di Vicenza.

Autore: Alessio Biondino

Infermieri in fuga dagli ospedali e dalla professione?

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Infermiere di Emodinamica presso il Policlinico Umberto I di Roma e Redattore per Dimensione Infermiere (Maggioli Editore). Autore della raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), del romanzo "Buonanotte madame" (0111 Edizioni, 2014) e coautore del manuale di divulgazione scientifica "Assistenza respiratoria domiciliare - il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Ed. Universitalia, 2013).

2 Commenti

  1. La cosa peggiore è che ci siano colleghi disposti a recepire queste indicazioni come inevitabili, belando accettano anche queste “nuove competenze”.

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