Il Consiglio dei Ministri ha approvato da pochi giorni un disegno di legge delega che punta a riformare l’assetto del Servizio Sanitario Nazionale, sia sul versante territoriale sia su quello ospedaliero, al fine di rispondere ai nuovi bisogni assistenziali di una popolazione sempre più anziana.
Tuttavia, come di consueto, anche in questa nuova riforma del SSN l’attenzione appare rivolta esclusivamente ai medici. Gli infermieri, nonostante rappresentino i fautori concreti dell’attuazione della riforma stessa, vengono ancora una volta completamente dimenticati.
Indice
Gli obiettivi della nuova riforma del Sistema Sanitario Nazionale
L’obiettivo dichiarato della nuova riforma del Sistema Sanitario Nazionale è rafforzare la tutela della salute secondo l’articolo 32 della Costituzione, garantendone l’equità nazionale, la continuità assistenziale con una maggiore integrazione ospedale-territorio e l’umanizzazione delle cure.
Il Governo avrà tempo fino al 31 dicembre 2026 per emanare i decreti legislativi che aggiorneranno il Decreto 502 del 1992, base normativa del sistema attuale. Anche se in seguito saranno previsti 18 mesi di tempo per prevedere la possibilità di eventuali correzioni.
Come già detto, il cuore del progetto sarà una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Il Governo intende aggiornare gli standard del DM 77/2022 per superare la frammentazione dei percorsi di cura e favorire modelli organizzativi integrati anche per le carriere dei professionisti sanitari.
Prevista inoltre una revisione della suddivisione degli ospedali con l’introduzione di due nuove tipologie: gli ospedali di terzo livello, strutture d’eccellenza con funzioni di ricerca e riferimento nazionale, e gli ospedali elettivi, privi di pronto soccorso ma parte integrante della rete dell’emergenza-urgenza.
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Gli altri aspetti: bioetica, salute mentale e digitalizzazione
Come previsto, ampio spazio viene riservato alla gestione delle fragilità, delle cronicità e delle cure palliative, con standard aggiornati anche per l’assistenza domiciliare e la distribuzione dei farmaci al domicilio.
Viene valorizzato inoltre il ruolo della bioetica clinica e richiamata la necessità di una maggiore integrazione dei servizi di salute mentale, neuropsichiatria infantile, dipendenze e sanità penitenziaria.
Altro pilastro è la digitalizzazione: con una previsione di integrazione informativa con un ecosistema dei dati sanitari ai fini di sviluppare, anche grazie alle moderne tecniche di analisi dei dati, una sanità più predittiva e personalizzata.
Parallelamente, la riforma vuole affrontare la riorganizzazione della medicina generale e della pediatria di libera scelta per renderle realmente centrali nell’assistenza territoriale ma come citato ad inizio articolo vengono completamente ignorati i nuovi protagonisti del nuovo tessuto di assistenza territoriale: gli infermieri e gli altri professionisti sanitari.
L’invito della FNOPI di rivalutare la figura dell’infermiere di famiglia
Ed è per questa ragione che sul disegno di legge è intervenuta la FNOPI, che nonostante accolga positivamente l’impianto complessivo, chiede che la nuova riforma SSN riconosca la centralità dell’assistenza infermieristica territoriale.
La Federazione sottolinea come gli infermieri, non solo siano presenti in ogni fase della vita, dal pronto soccorso all’assistenza domiciliare, ma quanto sia ormai evidente che essi rappresentino il fulcro dell’approccio proattivo alla salute, in particolare grazie all’importanza dell’infermiere di famiglia e di comunità, figura ormai consolidata in tutte le Regioni, la presidente Barbara Mangiacavalli ha invitando Governo e Parlamento a rivalutare il disegno di legge, in tempo per valorizzare concretamente la professione come opportunità di garantire una concreta e tangibile presenza d’equità, umanizzazione e appropriatezza delle cure.
A ragione di ciò, e per approfondire il tema, consigliamo la lettura del libro “Costruire ben-essere nella comunità locale – Manuale di Infermieristica di Famiglia e di Comunità” un testo fondamentale per comprendere il potenziale e l’applicazione di questo importante e innovativo ruolo infermieristico, disponibile su MaggioliEditore.it e Amazon la lettura è consigliata a chiunque disponga di abbastanza interesse per fare la differenza sul territorio.
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Costruire ben-essere nella comunità locale
Di Infermieristica di Famiglia e di Comunità si parla in Italia dai primi anni del 2000.Da allora, molto si è dibattuto intorno a questa professionalità e al suo ruolo, cercando di farne emergere le possibilità operative e l’integrazione con le altre figure e funzioni della rete formale dei servizi, fino a quando la pandemia ci ha drammaticamente mostrato tutta l’inadeguatezza della risposta sanitaria a livello territoriale.Sono stati anni bui, dai quali abbiamo imparato che la difficoltà di accedere all’ospedale, sul quale poggia tutto il sistema, crea un cortocircuito a danno degli operatori, ma soprattutto dei cittadini, portatori di bisogni sia sociali che sanitari. Tuttavia l’emergenza sanitaria ha consentito di attivare riflessioni intorno al problema delle cure primarie e della funzione di gate keeping che il territorio dovrebbe svolgere. Le recenti norme legislative di riorganizzazione del si-stema territoriale hanno per la prima volta delineato un profilo specifico per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità.Il presente volume è il primo manuale davvero organico e completo per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità, e sarà di certo una risorsa preziosa- per gli studenti che intraprenderanno un percorso formativo in cure territoriali e in Infermieristica di Famiglia e di Comunità- per chi partecipa a concorsi- per i professionisti, non solo infermieri, che vorranno volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti.Guido LazzariniProfessore di Sociologia dell’Università di Torino, docente di Sociologia della salute nel Corso di Laurea in Infermieristica.Tiziana StobbioneDottore di ricerca in Sociologia, Scienze organizzative e direzionali. Bioeticista. Professore a contratto d’Infermieristica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Torino.Franco CirioResponsabile per le professioni sanitarie della Centrale Operativa Territoriale di Governo della continuità assistenziale e dei Progetti innovativi a valenza strategica dell’ASL Città di Torino.Agnese NataleSi occupa di ricerca, formazione e operatività nell’ambito della partecipazione e dell’empowerment di gruppi e persone in condizione di svantaggio.
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