La disinfezione delle ferite: trattamento e uso degli antisettici

disinfezione delle ferite
disinfezione delle ferite

LA DISINFEZIONE DELLE FERITE

Detergere e disinfettare sono due atti irrinunciabili nel trattamento di una ferita acuta o cronica.

Alla disinfezione è riservata l’azione di ridurre:

  • la flora batterica e fungina patogena annidata al di sotto dello strato superficiale

  • la carica microrganica, potenzialmente pericolosa, presente sui margini perilesionali.

CONCETTO DI INFEZIONE

L’infezione di una ferita indica che una soluzione di continuo può essere sede di anomala replicazione batterica e causa di ritardata guarigione. E’ molto importante la distinzione tra contaminazione e infezione.

Nella ferita infetta vi è lo sviluppo del patogeno e i tessuti presentano segni specifici con una massiccia risposta infiammatoria e una ridotta attività dei fattori di crescita.

E’ bene specificare alcuni termini:

  • contaminazione della lesione: viene definita come la presenza di microrganismi non replicanti nell’ulcera, e riguarda la maggior parte dei microrganismi presenti nel letto dell’ulcera;

  • colonizzazione della lesione: viene definita come la presenza di microrganismi in attiva replicazione aderenti all’ulcera, in assenza comunque di danno all’organismo ospite;

  • infezione vera e propria viene definita come la presenza di microrganismi in attiva replicazione all’interno di un’ulcera, con conseguente danno all’organismo ospite. Si manifesta una infezione conclamata dell’ulcera o una eventuale disseminazione sistemica (sepsi);

I segni dell’infezione sono molteplici e tra i più importanti si può citare: tumefazione e cellulite perilesionale, fenomeni colliquativi, cattivo odore e dolore, essudazione abbondante e purulenta, facile sanguinamento per fragilità del tessuto, aumento delle dimensioni della ferita, discromia del letto e eritema e, a livello sistemico, febbre e tachicardia.

Cura e assistenza al paziente con ferite acute e ulcere croniche

Cura e assistenza al paziente con ferite acute e ulcere croniche

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TRATTAMENTO

Trattare una ferita infetta significa:

  • trattare le varie cause concomitanti che compromettono le difese dell’ospite (rivascolarizzazione, correzione malnutrizione, controllo glicemia, igiene, ecc);

  • preparare il letto della ferita infetta utilizzando anche antisettici locali;

  • eseguire esame colturale (quantitativo e qualitativo) in presenza di segni sistemici;

  • terapia antibiotica per un tempo adeguato.

La pratica della disinfezione della ferita è caratterizzata dalla mancanza di un condiviso consenso scientifico sia riguardo gli agenti antisettici che le modalità e i tempi di applicazione; inoltre né infermieri né medici possono contare su linee guida internazionali in grado di dirimere i dubbi che spesso assillano gli operatori nella gestione quotidiana di ferite sporche o contaminate.

L’ A.H.C.P.R. (Agency for Health Care Policy and Research) ci consiglia di non eseguire la pulizia della ferita con detergenti per la pelle o antisettici (evidenza B)

L’ EPUAP (European Pressure Ulcer Advisory Panel) ci dice che gli antisettici non dovrebbero essere utilizzati di routine per detergere le ulcere ma possono essere presi in considerazione quando la carica batterica deve essere controllata.

Inoltre, dovrebbero essere utilizzati solo per il periodo necessario a ridurre la flogosi perilesionale e migliorare la detersione dell’ulcera (evidenza C)

CARATTERISTICHE DEGLI AGENTI ANTISETTICI

Gli agenti antisettici, per tipologia e meccanismo di azione, presentano un diverso grado di tossicità tissutale. Tale considerazione, pur trovando valide conferme nella letteratura scientifica e ampi consensi tra gli esperti di Wound Care, non impedisce una scelta ragionata e motivata dell’agente con minore istolesività.

I principali antisettici oggi usati per la disinfezione delle lesioni sono:

  • iodio povidone (betadine)
  • clorexidina (hibiscrub)
  • perossido di idrogeno (acqua ossigenata)
  • ipocloriti (amuchina)
  • derivati dell’argento

MOTIVI PER USARE GLI ANTISETTICI

Alcuni autori sostengono che l’utilizzo di antisettici possa favorire, in alcuni casi, i processi di guarigione di ferite altrimenti “bloccate”.

Anche se segnalata in letteratura la resistenza agli antisettici e decisamente inferiore rispetto a quella degli antibiotici (es: il tasso di sensibilizzazione allo iodiopovidone è stimato intorno allo 0,73 % dei casi trattati)

Gli antisettici in molti casi possono controllare la carica batterica senza l’utilizzo di antibiotici per via sistemica e quindi evitando il fenomeno dell’antibiotico resistenza

MOTIVI PER NON USARE GLI ANTISETTICI

  • hanno un’azione citolesiva sui fibroblasti, cheratinociti e leucociti ad elevate concentrazioni;

  • non hanno selettività batterica ma sono attivi generalmente su batteri, miceti protozoi ed endospore inclusi batteri di difficile trattamento antibiotico (Es.MRSA);

  • non sono state valutate quali siano per ogni antisettico le concentrazioni minime che permettono un’azione batteriostatica o battericida senza provocare lesioni alle cellule umane;

  • i tempi di applicazioni non sono certi;

  • alcuni antisettici non passano la barriera dell’essudato e del biofilm;

  • in vitro si è valutata una resistenza dei batteri all’Ag se sottoposti a concentrazioni sempre più elevate (il meccanismo non è noto);

  • possono provocare allergie in pazienti allergici ai metalli

In conclusione la scelta di un antisettico dipende da diverse variabili: dalla tipologia della ferita, dal grado di infezione, dalle caratteristiche dell’antisettico e dalla concentrazione. Nell’ottica della “best practice”, un infermiere deve essere in grado di fare la scelta migliore per una particolare e specifica situazione. Tale scelta, se accompagnata da un continuo percorso di formazione ed educazione del personale sanitario, rappresenta un’importante arma nella gestione delle ferite infette.

Autore: Gianluigi Romeo

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