L’infermiere è sempre responsabile dell’Operatore Socio Sanitario?

L'infermiere è sempre responsabile dell'Operatore Socio Sanitario
L'infermiere è sempre responsabile dell'Operatore Socio Sanitario

Sempre più spesso, in quegli affannati e fugaci momenti di pausa che possono capitare, ci si ritrova seduti davanti a un caffè nel cucinino di reparto, piuttosto che in terrazzo a fumare una sigaretta a sentir fare discorsi dai nostri compagni di viaggio, ovvero gli infermieri, in merito alla cosiddetta “responsabilità” di cui a loro dire sono impregnati, in particolare in merito a quelle che sono le attività più comunemente dell’OSS e quindi della cosiddetta “assistenza di base”.

Un mito da sfatare, un fatto inammissibile, in quanto l’art. 27 della Costituzione Italiana, parla chiaro: “la responsabilità penale è personale”. Dunque, sentir dire spesso dall’infermiere: “io sono responsabile per quello che fa l’OSS” è qualcosa che non è concepibile, perché giuridicamente non trova alcun fondamento, di conseguenza nessuno può essere responsabile per i reati, errori o illeciti commessi da altri.


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Diverso è il caso in cui, invece, l’infermiere attribuisce ed esige dall’operatore socio sanitario una determinata attività, in particolare quando non rientra nelle sue competenze e soprattutto quando lattribuzione di compiti non avviene secondo il principio di delega ( Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro D. Lgs. n.81/2008), il quale stabilisce che l’assegnazione per essere valida, deve risultare da un atto scritto recante data certa, cui deve seguire sempre per iscritto, l’accettazione del delegato; un procedimento che non avviene praticamente mai, se non verbalmente e gettando in questo modo, il peso della responsabilità direttamente sulle spalle di chi esegue l’azione.

Oltretutto il soggetto preposto all’adempimento dell’incarico deve possedere tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla natura specifica del compito o della funzione che deve svolgere, e tali requisiti vengono delineati molte volte dal sanitario, attraverso quella “presunta dote innata” che egli possiede, e grazie alla quale sarebbe in grado di riconoscere le capacità di colui che ha di fronte.

In pratica un metro per misurare, una livella, della quale si servirebbe per individuare chi può fare e chi non può fare determinate attività all’interno di un gruppo di lavoro, un metodo che non ha alcuna valenza scientifica o normativa, e che mette a rischio l’incolumità del paziente oltre che danneggiare chi esegue le attività.

Sottovalutare quindi, l’assegnazione di compiti così specifici – tal volta a causa della mancanza di personale, altre a causa di un certo “fare con leggerezza” – e intraprendere da parte degli OSS in maniera così sciolta certe attività, può condurre questi ultimi a cadere facilmente nel reato di esercizio abusivo di professione, secondo l’art. 348 del c.p.

Essi, infatti, felici di potersi cimentare in mansioni che li aiuterebbero a sentirsi professionalmente aitanti, finirebbero con l’effettuare manovre per le quali non sono stati formati e non hanno alcuna competenza specifica, incorrendo in un vero e proprio reato di tipo penale.

Pertanto, è consigliabile rifiutarsi sempre, oltre per non caricarsi di ulteriori attività che non sono di propria competenza, onde evitare di passare un brutto quarto d’ora, poiché di sicuro non sarebbe in alcun modo responsabile l’infermiere.

Alla luce di tutto questo, chi ha la responsabilità gestionale, ovvero chi coordina, ha l’obbligo di organizzare e pianificare il lavoro di tutti, nel rispetto delle proprie mansioni e competenze, ed ognuno per il principio costituzionale poc’anzi analizzato, si assume la propria “responsabilità” per quello che è il suo agire e ne risponde davanti alla legge.


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Ne deriva che l’infermiere è responsabile solo ed esclusivamente dell’assistenza infermieristica, né dell’assistenza di base, né tantomeno di quello che è l’operato degli altri operatori.

Purtroppo, tutti questi argomenti si trasformano quotidianamente sul posto di lavoro, in veri e propri dibattiti polemici, in contese infinite che sfociano in litigi, questioni che creano solo tensione e diminuiscono il livello di assistenza, tutto perché fondamentalmente resta un problema irrisolto, che riguarda la creazione di un mansionario ben delineato per l’operatore socio sanitario, che non induca alle interpretazioni, come nel caso degli allegati, portando questa figura ad essere sfruttata quotidianamente in maniera arbitraria da parte di tutti gli altri professionisti.

Insomma, occorre dare una identità chiara a questo profilo, per poter migliorare il servizio al cittadino, ovvero, occorre giungere a una evoluzione necessaria per garantire la salute di tutti.

Autore: Alessandro Salerno (profilo Facebook)

Per approfondire:

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Alessandro Salerno Svolge l’attività di OSS da 13 anni, passando attraverso diversi reparti ospedalieri in giro per l’Italia, approda nel 2019 alla ASL Salerno dove tutt’ora lavora. Il bagaglio esperienziale lavorativo lo porta a definirsi una persona attenta, cordiale, fornita di spirito di abnegazione, ma intollerante alla prepotenza e alla maleducazione e allo stesso tempo persona battagliera, quando si tratta di far valere i diritti di chi lavora.

3 Commenti

  1. Ha proprio ragione! Purtroppo siamo figli di nessuno perchè occorrono delle leggi chiare in merito alla nostra mansione.

  2. Ogni. Professionista deve sapere le sue competenze, le sue responsabilità e le sue limitazioni. Nn occorre ricorrere a sentenze civili e penali per far rispettare le proprie mansioni.

  3. Carla purtroppo nella realtà servono delle indicazioni chiare queste possono arrivare solo attraverso delle normative che vadano a disciplinare bene le mansioni e le competenze degli OSS. Purtroppo gli allegati non danno alcuna direzione chiara e vengono interpretati a seconda delle esigenze. Non è possibile ogni giorno cambiare mansione o acquisire competenze a seconda dell’infermiere o del coordinatore .

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