Se la sanità pubblica italiana fosse uno studente, la pagella sarebbe insufficiente. Il voto complessivo, in effetti, non raggiunge nemmeno la sufficienza: meno di un italiano su due promuove il nostro servizio sanitario nazionale.
Un giudizio che pesa ancora di più se confrontato con quello espresso negli altri grandi Paesi europei, dove la Spagna emerge come primo della classe e il resto dei sistemi sanitari europei raccoglie consensi decisamente più ampi.
Indice
“ECG Facile: dalle basi all’essenziale” di Dario Tobruk, infermiere con esperienza pluriennale in cardiologia e divulgazione medico-scientifica, è un testo che continua a ricevere un numero crescente di recensioni positive su Amazon, per la sua semplicità e chiarezza.
È disponibile anche su MaggioliEditore.it. Questo manuale ti aiuterà a comprendere meglio i meccanismi del cuore e le sue funzioni. In generale, se sei interessato alla medicina e alla cardiologia, sarà un’ottima risorsa per apprendere le basi essenziali della lettura dell’ECG.
ECG facile: dalle basi all’essenziale
ECG facile
Quando un infermiere entra in un nuovo contesto lavorativo, viene investito da un’onda di gigantesche proporzioni di protocolli, nozioni, dinamiche, relazioni e migliaia di cose da sapere. Fortunatamente, però, la saggezza professionale insegna che le cose hanno, alla fine, sempre la stessa dinamica: prima è tutto difficile, poi diventa normale, e prima o poi le cose si faranno semplici. È un ciclo che si ripete. Quale che sia il reparto o il servizio, prima si affronterà la montagna e prima si potrà godere della vista incantevole dei picchi a fianco delle nuvole, e scendere a valle soddisfatti del cammino, pronti per la prossima sfida. L’interpretazione dell’elettrocardiogramma è una di queste sfide. Lo scopo di questo breve manuale è guidare il sanitario, per quanto sia possibile, verso il pendio più semplice da scalare, aiutandolo passo dopo passo ad acquisire gli strumenti per non cedere mai di fronte alle avversità. A differenza dei numerosi manuali di autoapprendimento all’interpretazione dell’ECG disponibili nelle librerie e sul mercato, questo testo non è stato pensato per medici, ma è scritto e pensato per il personale sanitario come l’infermiere o, se volete, il tecnico sanitario perfusionista o di radiologia, che ogni giorno si confrontano con questo meraviglioso strumento di indagine. Il manuale tra le vostre mani ha il solo scopo di farvi sviluppare un unico superpotere: saper discriminare un tracciato normale da uno patologico, sapere quando dovrete segnalarlo al medico, e possibilmente salvare la vita del paziente. Scusate se è poco! Dario Tobruk Infermiere di area critica, ha lavorato in Cardiologia e UTIC e si è specializzato in ambito cardiologico. Da sempre persegue l’obiettivo di occuparsi di informazione, divulgazione e comunicazione medico-scientifica. In collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato dimensioneinfermiere. it, che tuttora dirige.
Dario Tobruk | Maggioli Editore 2021
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Cinque sistemi sanitari europei in confronto: l’Italia ne esce malissimo
La sanità pubblica italiana fatica a convincere i cittadini e solo il 47% degli italiani esprime un giudizio positivo sul Servizio sanitario nazionale, una quota nettamente più bassa rispetto a quella registrata negli altri grandi Paesi europei.
Primo della classe la Spagna, dove la soddisfazione raggiunge il 79%, buoni risultati nel Regno Unito dove raggiunge il 77% dei giudizi positivi, in Francia il 73% e in Germania il 68%.
Il dato emerge da un’indagine realizzata da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, che ha coinvolto oltre mille cittadini in ciascuno dei cinque Paesi analizzati.
Il quadro che ne esce racconta una percezione piuttosto severa della sanità italiana: il 53% degli intervistati, in sostanza più di un italiano su due, esprime una valutazione negativa del sistema pubblico. Un voto decisamente insufficiente quindi.
Un giudizio più severo rispetto all’Europa
Il confronto internazionale è spietato anche su aspetti specifici dell’assistenza. In Italia il 72% degli intervistati valuta positivamente la professionalità dei medici e il 71% quella degli infermieri.
Percentuali che, a prima vista, possono sembrare incoraggianti, ma che restano comunque inferiori rispetto a quelle registrate negli altri Paesi europei, dove il giudizio favorevole sugli operatori supera l’80%.
Anche la percezione della professionalità del personale sanitario appare più severa: il 23% degli italiani si dichiara insoddisfatto dell’operato dei medici e il 20% di quello degli infermieri, mentre all’estero le valutazioni negative raramente superano il 10%.
Lo stesso vale per l’igiene delle strutture sanitarie: il 55% degli italiani esprime un giudizio positivo, mentre nelle altre nazioni prese in esame la soddisfazione è decisamente più alta.
A pesare sono anche le liste d’attesa
Il nodo più critico resta quello dei tempi titanici delle liste di attesa, che probabilmente dipingongono in negativo la qualità percepita del servizio prestato dai professionisti che non ne sono responsabili. Ma a prescindere dalle dirette responsabilità, è qui che il sistema sanitario italiano mostra le difficoltà più evidenti nel confronto europeo.
Sempre secondo l’indagine del Sole24ore, il 33% degli italiani ha dovuto attendere più di tre mesi per un esame diagnostico. In Spagna la quota scende al 18%, nel Regno Unito al 14%, in Francia al 12% e in Germania all’11%.
La situazione non migliora molto per le visite specialistiche. Il 27% degli italiani dichiara di aver aspettato più di tre mesi prima di essere visitato. Se si sommano anche coloro che hanno atteso tra due e tre mesi, la quota arriva al 69%. In Spagna la percentuale si ferma al 49%, mentre negli altri Paesi resta sotto il 20%.
Il risultato è un’esperienza complessivamente più negativa dei servizi sanitari. I giudizi peggiori riguardano proprio i tempi di attesa per diagnostica e ricoveri, indicati come problematici rispettivamente dal 72% e dal 69% degli intervistati.
La rinuncia alle cure del cittadino e la sanità territoriale
In Italia il 28% degli intervistati dichiara di aver rinunciato a una visita specialistica proprio a causa dei tempi troppo lunghi.
È la percentuale più alta tra i Paesi analizzati: in Germania si ferma al 22%, in Francia al 17%, in Spagna al 14% e nel Regno Unito all’8%. Anche per gli esami diagnostici il fenomeno è significativo: il 21% degli italiani afferma di aver rinviato o evitato un accertamento per le liste d’attesa.
Questi dati riflettono una fiducia piuttosto tiepida nei confronti del sistema sanitario pubblico.
Alla domanda su cosa consiglierebbero a un familiare o a un amico in caso di malattia grave, solo il 51% degli italiani suggerirebbe di curarsi nella propria area di residenza. Il 29% consiglierebbe invece di spostarsi in un’altra regione e l’11% suggerirebbe di rivolgersi direttamente alla sanità privata.
Negli altri Paesi la fiducia nella sanità territoriale appare molto più alta: consiglierebbero di curarsi vicino casa il 77% degli inglesi e il 76% degli spagnoli, mentre in Francia e Germania la quota si attesta intorno al 61%.
Ancora più critico è il giudizio sulla disponibilità del medico di famiglia. Solo il 43% degli italiani si dichiara soddisfatto, mentre la valutazione scende addirittura al 21% quando si parla di visite domiciliari. In tutti gli altri Paesi analizzati il livello di soddisfazione risulta più elevato.
C’è ancora speranza
Non mancano però alcuni segnali incoraggianti e di speranza per il nostro sistema sanitario. Alcuni punti in cui la sanità italiana eccelle a livello europeo.
Il 69% degli italiani ha dichiarato, infatti, di essere stato invitato dal servizio sanitario pubblico a effettuare screening gratuiti per la prevenzione dei tumori o di altre patologie.
Si tratta di una percentuale superiore a quella registrata in Spagna (63%) e nettamente più alta rispetto a Germania e Regno Unito, dove la quota si ferma al 58%.
Un ruolo crescente è poi quello delle farmacie. Il 24% degli italiani afferma di aver utilizzato la farmacia per prenotare visite o esami, mentre il 14% vi ha eseguito un elettrocardiogramma e il 12% un Holter cardiaco.
Un modello di prossimità che, secondo l’indagine, si sta diffondendo anche negli altri Paesi europei.
Nel complesso l’immagine che emerge è quella di un sistema sanitario ancora centrale per l’assistenza ai cittadini, ma percepito come sempre più sotto pressione. Le liste d’attesa e l’organizzazione dei servizi restano i nodi principali che condizionano il giudizio degli italiani sulla sanità pubblica e probabilmente la carenza infermieristica non aiuta il sistema a implementarne le potenzialità.
Ma come abbiamo più volte denunciato, come infermieri siamo pronti a rispondere al nostro mandato, si attende soltanto una conferma dai piani alti, ad oggi gli unici e reali responsabili di questo voto così imbarazzante.
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