Uno studio dimostra che è possibile ridurre il burnout e aumentare la soddisfazione professionale nei professionisti sanitari grazie a programmi di training in pratiche contemplative come la mindfulness, i gruppi di supporto e la medicina narrativa.
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Il burnout spinge molti infermieri a cambiare lavoro
Gli studi che segnalano alti livelli di stress e burnout tra i professionisti sanitari non si contano nemmeno più.
Gli elevati carichi di lavoro, la pressione esercitata da pazienti e direzioni, le responsabilità crescenti e, per molte professioni sanitarie come quella infermieristica, stipendi inadeguati, scarso riposo, limitate prospettive di crescita professionale e una progressiva perdita di motivazione spingono molti dei partecipanti agli studi condotti negli ultimi anni a confermare un’ipotesi ormai evidente anche sul piano empirico: circa la metà dei professionisti sanitari mette in discussione la scelta di continuare a svolgere il proprio lavoro, e una percentuale ancora più elevata afferma che, potendo tornare indietro, non sceglierebbe la stessa professione.
Ma sembra che un nuovo framework, un nuovo modo di vedere le cose è in arrivo per allungare una mano verso i tanti sanitari che ogni giorno affogano in questa lunga e snervante crisi di identità.
Pubblicato sul Journal of Science & Healing, l’articolo “Contemplative medicine: A practical approach to “Well-Being 2.0” in medicine” analizza l’impatto delle pratiche contemplative somministrate ad un gruppo di professionisti sanitari formato da 32 tra medici e infermieri, possano migliorare i livelli di benessere generale, incrementare la soddisfazione personale nel lavoro e nella vita privata e persino ridurre il burnout.
Contemplative Medicine: un modo sano e sostenibile per vivere la sanità
Il corso di medicina contemplativa è stato somministrato per 12 mesi presso il New York Zen center, un centro dove la filosofia orientale zen si applica al quotidiano di migliaia di persone interessate ad una vita più serena.
I risultati parlano chiaro: un approccio olistico rivolto agli operatori sanitari, che includa pratiche orientate ad aumentare una “presenza consapevole”, può produrre effetti rilevanti nell’esperienza del professionista.
Tra questi rientrano la riduzione degli errori clinici, del turnover e dell’insoddisfazione lavorativa.
Tutti i precedenti, fenomeni che hanno un impatto diretto sull’organizzazione nel suo complesso, traducendosi in un aumento dell’assenteismo, in un calo delle performance individuali e, di conseguenza, della qualità del servizio.
Tutto ciò alimenta un circolo vizioso che incide ulteriormente sulla soddisfazione dell’operatore, aumentando la probabilità di dimissioni e di abbandono dell’incarico.
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A proposito di ciò, se sei stanco di lavorare in ospedale, fare i turni e saltare continuamente i riposi, dovresti valutare la possibilità di lavorare sul territorio. La sanità è alla disperata ricerca di migliaia di Infermieri di Famiglia e di Comunità e forse varrebbe la pensa formarsi per diventarlo.
per approfondire il tema, consigliamo la lettura del libro “Costruire ben-essere nella comunità locale – Manuale di Infermieristica di Famiglia e di Comunità” un testo fondamentale per comprendere il potenziale e l’applicazione di questo importante e innovativo ruolo infermieristico, disponibile su MaggioliEditore.it e Amazon la lettura è consigliata a chiunque disponga di abbastanza interesse per fare la differenza sul territorio.
Manuale di Infermieristica di Famiglia e di Comunità
Costruire ben-essere nella comunità locale
Di Infermieristica di Famiglia e di Comunità si parla in Italia dai primi anni del 2000.Da allora, molto si è dibattuto intorno a questa professionalità e al suo ruolo, cercando di farne emergere le possibilità operative e l’integrazione con le altre figure e funzioni della rete formale dei servizi, fino a quando la pandemia ci ha drammaticamente mostrato tutta l’inadeguatezza della risposta sanitaria a livello territoriale.Sono stati anni bui, dai quali abbiamo imparato che la difficoltà di accedere all’ospedale, sul quale poggia tutto il sistema, crea un cortocircuito a danno degli operatori, ma soprattutto dei cittadini, portatori di bisogni sia sociali che sanitari. Tuttavia l’emergenza sanitaria ha consentito di attivare riflessioni intorno al problema delle cure primarie e della funzione di gate keeping che il territorio dovrebbe svolgere. Le recenti norme legislative di riorganizzazione del si-stema territoriale hanno per la prima volta delineato un profilo specifico per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità.Il presente volume è il primo manuale davvero organico e completo per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità, e sarà di certo una risorsa preziosa- per gli studenti che intraprenderanno un percorso formativo in cure territoriali e in Infermieristica di Famiglia e di Comunità- per chi partecipa a concorsi- per i professionisti, non solo infermieri, che vorranno volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti.Guido LazzariniProfessore di Sociologia dell’Università di Torino, docente di Sociologia della salute nel Corso di Laurea in Infermieristica.Tiziana StobbioneDottore di ricerca in Sociologia, Scienze organizzative e direzionali. Bioeticista. Professore a contratto d’Infermieristica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Torino.Franco CirioResponsabile per le professioni sanitarie della Centrale Operativa Territoriale di Governo della continuità assistenziale e dei Progetti innovativi a valenza strategica dell’ASL Città di Torino.Agnese NataleSi occupa di ricerca, formazione e operatività nell’ambito della partecipazione e dell’empowerment di gruppi e persone in condizione di svantaggio.
Guido Lazzarini, Tiziana Stobbione, Franco Cirio, Agnese Natale | Maggioli Editore 2024
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Le pratiche contemplative che aiutano infermieri e medici
È il primo studio che valuta l’efficacia delle pratiche contemplative in ambito sanitario, ma difficilmente sarà anche l’ultimo.
I risultati mostrano infatti come alcune attività, quali l’incremento dell’autocompassione e della consapevolezza, tramite tecniche di mindfulness o di medicina narrativa, ad esempio, possano esercitare un impatto positivo rilevante.
Persino l’introduzione di nuove soft skill, apprendibili da molti operatori (o quantomeno da chi non è interessato alla pratica meditativa in senso stretto), come la gentilezza, l’equanimità, la compassione e la benevolenza, durante i momenti di cura e assistenza, sembra produrre benefici concreti.
È vero: dallo studio emergono diversi limiti tra cui sospettiamo alcuni bias di selezione, infatti il campione era costituito da operatori autoselezionatisi per interesse e i limiti legati all’estensione dell’intervento a popolazioni più ampie non consentono di garantire a priori gli stessi risultati.
Tuttavia, questi limiti non ne invalidano le conclusioni. I dati andranno confermati attraverso ulteriori studi e, con ogni probabilità, applicati laddove il potenziale impatto è maggiore: nei corsi universitari e nei contesti di formazione professionale.
Come umani: un cambio di prospettiva per i professionisti sanitari
Iniziare a considerare il sanitario “as human” come se fosse, appunto, anche lui un essere umano, rappresenterebbe già un cambio di paradigma significativo.
Aiutare i professionisti a percepirsi come persone legittimate ad avere limiti e non missionari pronti a sacrificare tutto o pungiball emotivi per utenti comportamentali, sarebbe, di per sé, un risultato importante. Per ora ci si può accontentare di questa prima evidenza emersa grazie a questo studio.
Ma in futuro sarà utile comprendere quali interventi siano davvero i più efficaci, se sia possibile ridurre i tempi di erogazione dei programmi e se questo sia auspicabile, dal momento che è evidente come un percorso di dodici mesi risulti poco appetibile per la maggior parte di infermieri e medici.
Un approccio più semplice e leggero potrebbe rendere questi benefici accessibili a una platea molto più ampia.
Nel frattempo, non resta che fermarsi, respirare lentamente e sperare che queste metodologie trovino spazio anche in Italia, lasciando finalmente posto alla dimensione più profonda e meno trascurata della nostra esistenza.
Quasi a credere che, in fondo in fondo, anche noi siamo “as human“.
Fonte scientifica dell’articolo:
- Kennard A, Low Dog T, Clinkenbeard J, Pachman D, Iozzi D. Contemplative medicine: A practical approach to “Well-Being 2.0” in medicine. Explore (NY). 2024 May-Jun;20(3):439-442. doi: 10.1016/j.explore.2023.11.002. Epub 2023 Nov 10. PMID: 37977922.
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
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