10 cose che avrei voluto sapere prima di diventare infermiere

cose che avrei voluto sapere prima di diventare infermiere
cose che avrei voluto sapere prima di diventare infermiere

Sono almeno 10 le cose che avrei voluto sapere prima di diventare infermiere, quelle due/tre cose che se qualcuno me le avesse spiegate per bene sarei riuscito ad affrontare meglio.

10 cose che avrei voluto sapere prima di diventare infermiere

Per questo motivo voglio condividere con voi quello che avrei voluto sapere prima di iniziare il mio percorso da infermiere. Nessuno, almeno, potrà accusarmi di non averlo fatto!

1) Inizi a studiare veramente solo dopo la laurea

E tu pensavi che una volta laureatoti in infermieristica avresti potuto smettere di studiare e lacrimare sangue davanti ai libri? Beh, mi dispiace ma la verità è che, fuori dall’università, in realtà, inizi a studiare più di prima.

Studierai per superare i concorsi, per aggiornarti, per conoscere la branca di medicina dove lavori. Ed anche se solo per pochi mesi dovrai giocoforza conoscere a menadito le principali patologie che ti troverai ad affrontare.

Vorrai superare un concorso da infermiere ma quando ti ritroverai a competere con migliaia di tuoi colleghi, per poche decine di posti, vorrai essere il migliore.

Purtroppo per essere sufficientemente preparato per un concorso da infermiere dovrai studiare più degli altri e fidati, la concorrenza è alta.

I test dei concorsi per infermiere

I test dei concorsi per infermiere

Ivano Cervella, 2015, Maggioli Editore

L'edizione 2015 dei test dei concorsi per infermiere costituisce uno strumento utile per quanti si apprestano a sostenere un concorso pubblico per infermiere e desiderano una preparazione adeguata ai fini delle prove da affrontare. I 3.130 quiz a risposta multipla, infatti, sono il frutto...



Vinci un concorso? Bene! Ora dovrai studiare ancora più di prima, perché in qualunque reparto dovrai prestare servizio, tutti si aspetteranno da te la maggiore agiatezza nel minor tempo possibile. Come fare allora? Come hanno fatto tutti: continuando a studiare.

Poi un giorno avrai abbastanza conoscenza ed esperienza per poter abbassare la guardia un attimino e goderti la tua benemerita ignoranza.

Sarà allora e solo allora che da qualche parte del tuo cervello, ormai fuso e masochista, come una piantina tra le fughe del marciapiede, nascerà l’idea dell’anno: mi iscrivo ad un master!

2) Per l’infermiere il lavoro non è sicuro

Non si conosce il motivo per il quale un’informazione errata impiega 10 anni prima di essere smentita tra la popolazione: non parliamo dei vaccini ma della bufala secondo cui l’infermiere ha il lavoro assicurato! 

Due – barra – tre anni in cui grazie ad una congiunzione astrale tra galassie migliaia di infermieri sono riusciti ad incastrare il momento in cui lasciavano l’università con quello in cui vincevano un concorso a tempo indeterminato.

Questo breve lasso di tempo ha creato un’isteria di massa secondo cui automaticamente il giovane infermiere era un privilegiato all’interno del mercato del lavoro.

Abbastanza falso ai giorni nostri. La verità è che, anche se fortunatamente qualcosa si stia muovendo e le assunzioni non sono un sogno impossibile, sono necessari anni di preparazione e decine di tentati concorsi prima di poterne vincere uno. Sempre che si sia disposti a spostarti di regione, a volte anche di nazione.

3) Fare i turni è usurante

Durante l’università, più o meno, lo avevamo intuito tutti. Qualche notte, durante il tirocinio l’abbiamo anche affrontata questa sensazione di post-sbornia. Fare i turni è usurante!

Qualche mattina, noi giovani di belle speranze, incrociando i colleghi più anziani che avevano appena affrontato il turno di notte, notavamo volteggiare queste figure smorte e grigie come fazzoletti in preda ad un tornado. 

Quando finalmente si trascinavano fino alla macchinetta per timbrare il badge e tornare a casa, decidemmo di tirare dritto verso il reparto e pensarci un’altra volta: sottostimando le conseguenze di scegliere di fare un lavoro a turni.

E quando fra qualche anno ti ritroverai ad essere il collega anziano, ti renderai conto di quanto sia usurante fare turni notturni per 40 anni e ti chiederai per quale motivo il tuo stipendio non riflette il danno cerebrale che ti stai procurando.

4) “Non posso, devo lavorare!” ovvero il motivo per cui non hai vita sociale.

Che figo, il centro commerciale è sempre vuoto! 

Quando tu sei libero gli altri lavorano e questo ti permette di passeggiare liberamente durante le tue commissioni: alla posta la fila è occupata da pochi pensionati e qualche casalinga. Sei il padrone del mondo.

Poi quel vuoto si allarga e ti rendi conto che, anche tu lavori quando gli altri sono liberi e che la differenza tra te, i tuoi amici e i tuoi parenti è che gli altri lavorano e sono liberi quando tutto il resto del mondo civile lavora ed è libero: Natale, Capodanno, feste comandate.

Quindi come un riflesso pavloviano sarai costretto a ripetere costantemente ai tuoi cari e alle persone che fino a qual momento facevano piacevolmente parte delle tue giornate:

Non posso, devo lavorare!

 

Purtroppo il numero delle volte che puoi usare il cosiddetto bonus prima che le chiamate cessino di arrivare è inversamente proporzionale a quanto stretto sia il legame con quella persona: poco male se l’amico dell’amico non ti chiama più per la partitella a calcio ma se anche tua madre inizia a smettere di invitarti a cena…

I test dei concorsi per infermiere

I test dei concorsi per infermiere

Ivano Cervella, 2015, Maggioli Editore

L'edizione 2015 dei test dei concorsi per infermiere costituisce uno strumento utile per quanti si apprestano a sostenere un concorso pubblico per infermiere e desiderano una preparazione adeguata ai fini delle prove da affrontare. I 3.130 quiz a risposta multipla, infatti, sono il frutto...



5) Può capitare di lavorare in ambienti orribili

Dal direttore di struttura (?) di una RSA che con un diplomino si credeva in grado di valutare l’assistenza infermieristica fino al presidente di cooperativa completamente assente quando c’era bisogno di lui; nella mia vita professionale ho visto di tutto e di più.

Ci vuole tanto pelo sullo stomaco. Non dirò altro.

6) Un piccolo errore comporta enormi conseguenze

Essere multitasking per un infermiere è un eufemismo.

Quando devi somministrare terapia ad una dozzina di pazienti (se ti va bene) mentre tutti, medici, colleghi, oss, pazienti e parenti avranno contemporaneamente bisogno di qualcosa da te e solo da te e solo in quel preciso istante che non può essere assolutamente rimandato ad altro momento, il rischio di fare errori nel somministrare terapia è altissimo.

E nessuno ti farà sconti se sbagli, nessun giudice, nessun superiore accoglierà le tue attenuanti se nel momento in cui hai scelto un farmaco qualcuno ti ha distratto strozzandosi con un bolo di cibo o vomitandosi il pranzo addosso.

Dovrai nel caso e per il bene del paziente, segnalare immediatamente l’errore al medico, affrontare e compensare le conseguenze. Ripercussioni che possono essere molto gravi, arrivando a provocare anche la morte del paziente. Non voglio spaventarvi, ma aprirvi gli occhi. Siate pronti a questa responsabilità.

7) Ci vuole molta pazienza

Dietro ad ogni divisa c’è una persona, e ogni persona è un mondo a sé.

Possiamo combattere il servilismo reiterato che ha portato gli infermieri alla sudditanza professionale nei confronti dei medici, ma mica dobbiamo contrastare tutto e tutti a prescindere.

Imparare a collaborare e comunicare con medici e colleghi e farlo da pari, professionisti con diverse competenze, è una competenza preziosa e che si allena con il tempo e l’esperienza. Non la insegnano all’università.

Per non parlare del rapporto con il paziente (anche senza dati alla mano), non abbiamo idea di quanto una comunicazione efficace con l’assistito e i suoi parenti aumenti la collaborazione e migliori la gestione del paziente.

E non parliamo di ascolto attivo e di iddiliaci interventi di counselling ma di porsi costantemente con un atteggiamento gentile e distaccato anche quando sei stressato dalla mole di lavoro, di responsabilità, dal collega burbero che ti accusa di ogni inezia, dal medico che pretende più attenzione di quanto tu possa dargliene, dalle insistenti richieste del paziente nella camera 1 che prima vuole il cuscino dritto e poi lo vuole storto

Non è semplice pazienza, è meditazione.

È raggiungere un livello di illuminazione zen tale che, anche il più imperturbabile monaco buddista (che levati proprio!) si chieda come diavolo fai a non urlare e distruggere tutto invece di rimanere impassibile nel tuo sorriso ed ascoltare l’ennesima lamentela del parente.

8) Il 50% del tuo lavoro è burocrazia

Quello che non scrivi e come se non fosse mai successo.

Quindi quello che fai lo devi documentare. 15 minuti per inserire un catetere vescicale e cinque per documentarlo. 5 minuti per fare un certo numero di domande e una buona valutazione e 10 per compilare ed aggiornare scale di Conley, Braden e Barthel.

Compilare accuratamente il diario infermieristico per cristallizzare il progresso assistenziale del paziente.

Ancora oggi non sono riuscito a capire se passo più tempo a scrivere o a assistere effettivamente i pazienti.

9) Ho visto cose che vuoi umani non potete neanche immaginare

Ho visto cose che vuoi umani non potete neanche immaginare“(cit.). Ma anche gli infermieri non scherzano mica.

Alle volte esilaranti, alle volte strazianti e orribili. Certe volte assisti ad eventi che non sai esattamente dove e come circoscrivere: se tra gli eventi meravigliosi della vita o tra quelli peggiori a cui potresti assistere come uomo.

La sofferenza fisica, la morte, il dolore di chi sopravvive al defunto, sono il nostro pane quotidiano. Ed anche se lo affrontiamo ogni giorno con apparente serenità, ogni volta che ci scontriamo con la caducità della vita e la sua precarietà, una parte di noi soffre la consapevolezza di essere sostanzialmente fatti di carne.

E per questo continuiamo a scherzarci su, perché non potremmo affrontare tutto con la serietà che le situazioni meritano.

Non ci biasimate, ma siamo fatti di carne anche noi.

10) Lo stipendio non paga

Se da disoccupato avere uno stipendio è un sogno ad occhi aperti, quando lavori capisci che alla fine vieni pagato quanto un impiegato la cui massima responsabilità è non sprecare carta (che poi l’ambiente soffre) e a ragione un po’ ti girano.

Alla fine continui a farlo per altri motivi. Motivi che non ti sono nemmeno del tutto chiari.

Forse perché non è facile tornare indietro: quando hai affrontato la morte, riso di gusto e vissuto il tutto con colleghi e medici, salvato qualche vita di tanto in tanto, forse non ti basterà più risparmiare la carta come fanno alcuni impiegati…non lo fai per i soldi, continui perché c’è poco altro di più significativo del lavoro dell’infermiere.

Ma anche se avessi voluto sapere certe cose prima di diventare un infermiere, non mi pento mai di essere diventato la persona che sono oggi, e non solo grazie a, ma nonostante tutto questo. Alla fine ne siamo tutti segretamente orgogliosi!

E poi che ne sanno gli impiegati dietro le scrivanie…

Autore: Dario Tobruk

 

 

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Desenzano del Garda. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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