Trattamento e gestione infermieristica della dispnea acuta e cronica

Dario Tobruk 01/06/21
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In quanto sintomo, la dispnea è sostanzialmente un’esperienza soggettiva e personale. Il paziente riferisce questo sintomo come uno stato di disagio, una difficoltà nell’atto del respirare. Percepito diversamente da persona a persona, verrà definito come “ affanno, fame d’aria, respiro corto” o come una “consapevolezza della difficoltà di respiro”. In base all’insorgenza dei sintomi si suddivide in dispnea acuta e cronica.

Come viene diagnosticata la dispnea?

Sintomo di molte patologie, può essere valutato attraverso diverse scale che attribuiscono un punteggio sia in base alle condizioni con cui si presenta (quasi) obiettivamente, sia sulla base della percezione soggettiva del paziente.

Le più comuni scale di valutazione della dispnea sono la scala MMRC e la Borg. Anche il test del cammino è un metro di valutazione oggettivo/soggettivo per diagnosticare la dispnea.

A seconda del sospetto clinico, dell’anamnesi e dell’esame obiettivo si opterà per diversi esami diagnostici (d-dimero, marcatori di necrosi miocardica) ma quasi sempre vi sarà richiesto un’emogasanalisi arteriosa.

Tra la diagnostica strumentale, probabile un esame RX per un riscontro dei disegni polmonari, un ecocardiogramma o un ECG per una valutazione cardiologica. Altri esami ovviamente sono sempre possibili in base ai sospetti clinici del medico.

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Guida al monitoraggio in Area Critica

Il monitoraggio è probabilmente l’attività che impegna maggiormente l’infermiere qualunque sia l’area intensiva in cui opera.Non può esistere area critica senza monitoraggio intensivo, che non serve tanto per curare quanto per fornire indicazioni necessarie ad agevolare la decisione assistenziale, clinica e diagnostico-terapeutica, perché rilevando continuamente i dati si possono ridurre rischi o complicanze cliniche.Il monitoraggio intensivo, spesso condotto con strumenti sofisticati, è una guida formidabile per infermieri e medici nella cura dei loro malati. La letteratura conferma infatti che gli eventi avversi, persino il peggiore e infausto, l’arresto cardiocircolatorio, non sono improvvisi ma solitamente vengono preannunciati dal peggioramento dei parametri vitali fin dalle 6-8 ore precedenti.Il monitoraggio è quindi l’attività “salvavita” che permette di fare la differenza nel riconoscere precocemente l’evento avverso e migliorare i risultati finali in termini di morbilità e mortalità.Riconosciuto come fondamentale, in questo contesto, il ruolo dell’infermiere, per precisione, accuratezza, abilità nell’uso della strumentazione, conoscenza e interpretazione dei parametri rilevati, questo volume è rivolto al professionista esperto, che mette alla prova nelle sue conoscenze e aggiorna nel suo lavoro quotidiano, fornendo interessanti spunti di riflessione, ma anche al “novizio”, a cui permette di comprendere e di utilizzare al meglio le modalità di monitoraggio.   A cura di:Gian Domenico Giusti, Infermiere presso Azienda Ospedaliero Universitaria di Perugia in UTI (Unità di Terapia Intensiva). Dottore Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche. Master I livello in Infermieristica in anestesia e terapia intensiva. Professore a contratto Università degli Studi di Perugia. Autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane ed internazionali. Membro del Comitato Direttivo Aniarti.Maria Benetton, Infermiera presso Azienda ULSS 9 di Treviso. Tutor Corso di laurea in Infermieristica e Professore a contratto Università degli Studi di Padova. Direttore della rivista “SCENARIO. Il nursing nella sopravvivenza”. Autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane. Membro del Comitato Direttivo Aniarti.

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Il trattamento della dispnea

Il trattamento farmacologico della dispnea, ovviamente, dipenderà dalle cause che la innescano (ipertensione? diuretici? ecc..). Nella maggior parte delle situazioni cliniche certi interventi infermieristici sono efficaci:

  • posizionare il paziente, se possibile (per condizioni cliniche, fratture?), in posizione eretta o seduta a letto in Flower alta (seduto a letto con schienale tra i 45° e i 60°) o in posizione ortopnoica supportata da cuscini.
  • somministrare O2: quando il paziente è ipossiemico posizionate il presidio più opportuno, maschera o cannule nasali che siano, con flussi di O2/minuto bassi prima di avere diverse indicazioni dal medico (l’ipossiemia/ipercapnia nel paziente con BPCO è adattata ed alti flussi di O2 possono innescare arresto respiratorio). Successivamente potrebbe esservi chiesto di posizionare una maschera Venturi o nei casi acuti dei presidi NIV.
  • gestire l’ansia del paziente: nei casi più gravi e acuti il paziente percepisce la propriadispnea come un vero e proprio annegamento con tanto di panico annesso e iperventilazione. Inibendo la corretta sincronizzazione tra inspiro ed espiro, quei pochi scambi gassosi residui risulterebbero inefficaci.
  • Calmare il paziente ed educarlo a compiere atti respiratori quanto più completi possibili attraverso l’esecuzione di esercizi di rilassamento.
  • Accendere un ventilatore, aprire una finestra o sventolare un telo in viso aiutano psicologicamente il paziente con la sensazione di aria corrente. Posizionare il campanello a portata di mano aiutando il paziente a percepire un ambiente sicuro.

La dispnea acuta è un’esperienza traumatica, e quella cronica crea nel paziente ripercussioni sulla propria qualità di vita e sulla sua psiche. Pensare ad un supporto educativo e psicologico nel breve e medio termine è l’obiettivo migliore con cui l’infermiere può aiutare il paziente a controllare il proprio disagio per migliorare le sue condizioni cliniche.

Autore: Dario Tobruk (Profilo Linkedin, Twitter)

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